Piero Didio
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Febbario 2011

UNA FAMIGLIA DELLA NOSTRA TERRA DI FRONTE ALLA GRANDE STORIA    di P.T.

 

E' stato pubblicato dall'editore Albatros il volume "I tuoni di Monte Cupo" di Piero Didio. E' un romanzo che l'autore, che vive a Montescaglioso, ha ambientato nella sua terra e che copre l'arco di intere generazioni, partendo dai primi anni dell'unità nazionale fino alla metà del secolo scorso. Non è un semplice romanzo storico, ma è un romanzo sulla Storia. E' dunque un racconto che va ben oltre la letteratura di provincia; già subito dopo le pagine iniziali, infatti, la trama si anima con movimenti di grande ampiezza. Nelle pagine di Didio, la storia invade la tranquilla vita di questo centro cittadino che, pur così nascosto e sperduto, dall'inclemenza della storia sembra destinata ad essere travolta. I protagonisti di questo romanzo, però, riescono a guardare alle circostanze storiche con occhi diversi e nemmeno le più dure avversità altereranno il loro incorrotto sguardo su questa misteriosa realtà che è il proprio destino di uomini. Nelle vicende della famiglia Giudice si assiste alla sfida tral la realtà tempestosa della storia e la fragilità dell'io umano. Ma nonostante la sproporzione delle forze in campo, una potenza misteriosa sosterrà continuamente la debolezza degli uomini. per questo, la famiglia Giudice non vacillerà mai, rimanendo fortemente ancorata alle proprie certezze, all'appassionata fiducia in quella misteriosa misericordia che mai le farà mancare il proprio sostegno. Nelle pagine davvero straordinarie che descrivono, per esempio, l'irrompere della prima guerra mondiale, della "inutile strage", possiamo seguire il drammatico coinvolgimento di questa famiglia. "Anna, ogni volta che se parlava, scoppiava in lacrime". Di fronte a ciò che aspetta i due figli chiamati alle armi, la mamma trema, mentre il padre scruta l'orizzonte del destino. Scrive Didio: "Dal lato opposto della stradina c'era un muretto in pietra che correva lungo la strada e proteggeva i passanti dal pendio della collinasulla quale era adagiato il paese. Il muretto dava sulla valle del Bradano e il panorama spaziava fino alle montagne del Materano. Era una bella serata. la temperatura mite, il cielo stellato e la grande luna che illuminava la vallata e le colline sul lato opposto. Su un albero poco distante un'upupa annunciava l'estate con il suo inconfondibile verso. Nell'aria si diffondeva l'odore denso e dolciastro dei fiori dell'albero del "pane cotto". Lo chiamavano così perché i bambini ne mangiavano i fiori carnosi. Ngesco si fermò sul muretto. Si intravedevano le fioche luci dei paesi dall'altro lato della valle. Sotto il muretto in pietra centinaia di piccole lucine si accendevano e si spegnevano disordinatamente nel buio, le lucciole di maggio sono un miracolo della natura. Nulla faceva presagire il dramma che avrebbe sonvolto il paese e la nazione intera. Alzò lo sguardo alla volta stellata e ne rimase incantato. In quel momento vide Dio. Lo stesso Dio di suo padre, di sua sorella Giulia, di don Filippo. Quel Dio di cui si era dimenticato e che da troppo tempo non aveva più cercato. Sapeva che c'era da qualche parte ma non ne era mai stato completamente sicuro. Quella sera era lì. Bello, meraviglioso, immenso. ne avvertì la potenza e la gloria, ne fu invaso. -Proteggi i miei ragazzi - gli disse".

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