Piero Didio
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La Divina Commedia

Dante Alighieri

La Divina Commedia, probabilmente l'opera letteraria più famosa del mondo dopo la Bibbia, è piena di citazioni e versi che nel corso di sette secoli sono diventati famosi e conosciuti in tutte le lingue, ma c'è un verso che mi ha sempre provocato brividi alla schiena perché traccia una linea di demarcazione netta e profonda tra l'uomo bestia e l'uomo "sapiens", tra l'uomo governato unicamente dai suoi istinti bestiali e l'uomo che si affida, invece, al "ben de l'intelletto" (tanto per citare nuovamente il sommo poeta) per costruire la propria esistenza. Il verso a cui mi riferisco è questo:

 

"Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza."

 

Ovviamente si tratta del canto ventiseiesimo dell'inferno nel quale Dante fa pronunciare a Ulisse queste parole rivolte ai suoi compagni di viaggio per convincerli a oltrepassare le Colonne d' Ercole, allora limite invalicabile del mondo conosciuto. Dante colloca Ulisse nel girone di coloro che "mettono aguati e danno fraudoloenti consigli", oggi diremmo i truffatori. Ciò nonostante Dante non può nascondere la sua ammirazione per quell'uomo continuamente proteso alla conoscenza, al punto di mettere in pericolo la propria vita e quella dei suoi compagni per scoprire il mondo oltre le Colonne d' Ercole. Cosa sarebbe stato il mondo senza quel sacro ardore di conoscenza? Una landa di bruti, appunto.

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© Piero Didio