Piero Didio
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Le affinità elettive

di Johann Wolfgang Goethe

Avevo molto sentito parlare di questo libro e non vedevo l'ora di leggerlo. Come descriverlo? Decisamente non è un romanzo d'avventura, ma non saprei darne una descrizione compiuta. Per quasi tutto il libro non potrei definirlo neanche un romanzo d'amore. Si potrebbe definirlo un libro di analisi, è sicuramente uno spaccato sulla società del XIX secolo, in particolare sulla classe nobile, dato che il romanzo si svolge interamente all'interno del castello di un barone. Molti i dialoghi che descrivono lucidamente e con profondità un modello di vita tutto sommato noioso e abbastanza prevedibile. Si intravede una voglia di trasgressione che comunque non riesce a scalfire la spessa patina di perbenismo di cui sono intrise le pagine del romanzo. La vera particolarità del romanzo è quello di svolgersi completamente all'interno di un castello e nei suoi giardini, sarebbe perfetto per ricavarvi un film dato che non ci sarebbero spostamenti con la troupe (già fatto dai fratelli Taviani nel 96). Per buona parte del libro uno si aspetta che succeda qualcosa, ma niente accade. Poi accade ma il risultato è che non è più una sorpresa. Dicevo prima che, fino a un certo punto, non si potrebbe definirlo neanche un romanzo d'amore perché diventa tale solo nelle ultime trenta pagine. Qui la trama amorosa si scatena e conduce il lettore a un finale piuttosto banale e già visto. Insomma, è un libro da leggere? Io ritengo di sì, soprattutto per chi voglia approfondire un'analisi sociologica, di una particolare classe sociale, del secolo considerato. E' assolutamente ben scritto anche se il linguaggio usato, siamo nell'800, non è immediatamente comprensibile.

 

"... Perché l'amore è fatto così, crede di avere lui solo ogni diritto, sicché tutti gli altri scompaiono davanti a lui."

 

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