Piero Didio
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Moby Dick

di Herman Melville  (1819 - 1891)

Commentare il capolavoro di Herman Melville è sicuramente impresa ardua. Moby Dick è probabilmente il libro più difficile (tra quelli fin qui da me letti) da spiegare a qualcuno. Si acquista Moby Dick per tuffarsi in un librone (sono circa 700 pagine) di avventura, per farsi trasportare tra mari esotici dal Pequod, la leggendaria nave baleniera più famosa al mondo, o per lasciarsi affascinare dal tenebroso capitano Achab, simbolo egli stesso dei lupi di mare di tutti i tempi. Invece ci si ritrova, per buona parte del libro, a scoprire tutti i segreti delle balene, la loro classificazione, la loro anatomia, persino la dettagliata descrizione dello sfiatatoio o dell'occhio del gigantesco mammifero marino. Si scopre un Melville affascinato e incurosito dagli aspetti scientifici delle balene o dalla storia della marineria baleniera. Spesso ci si trova nel dubbio se quello che abbiamo tra le mani sia veramente il romanzo che ha ispirato innumerevoli film come quello famosissimo interpretato da un gigantesco Gregory Peck e diretto da John Huston oppure un altro libro con lo stesso titolo. Il romanzo lo si trova distribuito qua e là tra le 700 pagine del libro tra larghi spazi dedicati ad aspetti scientifici e storici, perfino bibilici, su tutto quanto concerne la materia delle balene e della marineria baleniera. Indubbiamente ciò disorienta il lettore, ma quello che lo tiene incollato al libro è la grandissima sapienza dell'autore e la sua enorme capacità di scrivere. Sì, amici, Melville è un vero maestro della scrittura, riesce a tenere alta l'attenzione del lettore perfino quando descrive la mascella della balena. Il capitolo dedicato alla "bianchezza della balena" è assolutamente da leggere, ma tutto il libro è un altissima lezione di scrittura. Ci troviamo veramente davanti a un grande trattato di scrittura. Moby Dick è da leggere? Assolutamente sì.

 

"Mentre la sua unica gamba viva ridestava echi vivaci per il ponte, ogni picchiare del suo arto morto risonava come un colpo su di una bara. Sulla vita e sulla morte camminava questo vecchio"

 

"Ma similmente, nell'Atlantico tempestoso del mio essere, anch'io godo nel suo centro di una calma silenziosa; e mentre mi ruotano attorno grevi pianeti di perenne affanno, laggiù in fondo, laggiù nell'etroterra continuo a bagnarmi in uan eterna soavità di gioia".

 

"Siediti da sultano fra le lune di Saturno e considera, con alta astrazione, l'uomo da solo: ti sembrerà una cosa mirabile, grandiosa, dolente. Considera ora, dallo stesso punto, l'umanità in massa e ti sembrerà quasi sempre un'accozzaglia di inutili duplicati, sia contemporanei che ereditari".

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